Resto al Sud, storie di successo e di resilienza

Qualcuno diceva che le grandi idee nascono anche dal sentir raccontare i successi degli altri. Se è vero o no, non lo sappiamo, ma per ogni evenienza pensiamo che, soprattutto in questo periodo così strano e pieno di cambiamenti, ci sia bisogno di dimostrare che c’è sempre un modo per aggirare un problema.

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Miriam Gualandi
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November 6, 2020
Category:
Storie di successo

Qualcuno diceva che le grandi idee nascono anche dal sentir raccontare i successi degli altri. Se è vero o no, non lo sappiamo, ma per ogni evenienza pensiamo che, soprattutto in questo periodo così strano e pieno di cambiamenti, ci sia bisogno di dimostrare che c’è sempre un modo per aggirare un problema. O quantomeno per non farsi fagocitare dagli eventi. Parliamo anche di incentivi e finanza agevolata, misure che mai come ora possono tornare utili a chi decide di investire sulla propria idea di business.

Vi avevamo già parlato di Resto al Sud, l’incentivo erogato da Invitalia e dedicato a startup, aziende e imprese con sede nelle regioni del Meridione d’Italia. Oggi vi raccontiamo le storie di due realtà che hanno beneficiato di Resto al Sud per costruire la loro idea di impresa.

Clamor, sperimentazione e creatività nel cuore di Taranto

Deriva dal latino clamor,is e significa “clamore, rumore”, qualcosa cioè deputato ad attirare l’attenzione. Da qui è partita Roberta Murciano quando ha inaugurato nella sua città, Taranto, uno spazio di co-working dedicato all’arte, alla musica e all’audiovisivo (Clamor, appunto) in cui giovani professionisti condividono la propria passione e nel mentre la trasferiscono a chi ha voglia di imparare qualcosa di nuovo. Si tratta di un progetto innovativo, il primo spazio di co-working realizzato in Puglia, grazie all’incentivo Resto al sud, da cui il team ha ottenuto circa 90mila euro di finanziamenti.

Qualcosa che prima non c’era: qual è la mission di Clamor

Clamor riunisce in sé diversi aspetti sentiti come assenti nel territorio pugliese: è una agenzia eventi, uno studio di registrazione e produzione ma anche scuola di musica, di recitazione e di lingue, nonché una galleria d’arte e qualsiasi cosa l’intelligenza artistica suggerisca. Un progetto che mira non solo a farsi contenitore di esperienze ma che vuole contribuire in modo fattivo all’arricchimento culturale meridionale e soprattutto pugliese. E non è da sottovalutare un altro importantissimo fattore: crea nuova forza lavoro.

In un’intervista la fondatrice di Clamor ha dichiarato di aver “faticato” inizialmente a trovare l’incentivo giusto. Una vera fortuna, frutto di una attenta ricerca, individuare quello giusto, cioè Resto al Sud. Affidarsi a un consulente esperto, il più delle volte, è sinonimo di velocità e migliore gestione delle tempistiche.

Aprire uno spazio di co-working a Taranto ha un significato doppiamente importante. Siamo abituati a pensare che il Sud sia povero, scarso di menti brillante già fuggite al Nord o peggio ancora all’estero. Se dici Taranto pensi immediatamente all’Ilva, alle morti sospette che aspettano ancora giustizia. La storia di questa città che era il centro della Magna Grecia si perde nella notte dei tempi e così le sue tradizioni. Restare e scegliere di aprire uno spazio operativo significa dare una risposta attiva, che miri anche a recuperare le bellezze storico-artistiche di questo immenso e meraviglioso territorio.

In un’intervista rilasciata sul sito di Invitalia, la fondatrice di Clamor dichiara di voler puntare in alto, tanto da voler realizzare un franchising del coworking «per dare la possibilità a numerosi professionisti di fare rete, di sostenersi, di arricchire culturalmente tutti coloro che hanno una passione per il mondo dell’arte in genere e per tutti coloro che vogliono inserirsi con lavori innovativi nel mondo odierno».


Torno a casa e Resto al Sud. La storia di Davide e Pietro

I cervelli fuggono, ma il cuore resta. È una frase che contiene una grande verità e che appartiene a molti di quelli che hanno abbandonato il Bel Paese per cercare maggiori riconoscimenti economici e professionali all’estero. Non succede spesso, ma a volte capita che avvenga il moto contrario e che chi se ne è andato decide di tornare ma soprattutto di restare.

È il caso della storia che vi stiamo per raccontare. Protagonisti sono due fratelli, Davide e Pietro, che dopo aver vissuto per cinque anni in Florida decidono di rientrare a Marano di Napoli, la loro città natale, nell’ottobre 2017 e creare Woodini, per il quale chiederanno (ottenendolo) il finanziamento Resto al Sud. Si tratta di una falegnameria digitale, impegnata soprattutto nella produzione di allestimenti scenografici per eventi.

E alla fine arriva… il Covid!

Tutto sembrava filare per il meglio, fino al giorno in cui ci siamo resi conto che il Covid-19 non era una “semplice influenza” come ce l’avevano descritta fino a quel momento. Per molti la pandemia e il conseguente lockdown hanno decretato la fine di sogni e progetti. Non per Woodini, che come altre aziende nel mondo e in Italia ha trovato il coraggio di continuare e riconvertire la propria produzione. L’azienda ha deciso di puntare sulla produzione di mascherine brandizzate a cui recentemente si sono aggiunti anche scudi facciali, parafiato ma anche segnaletica calpestabile e separé per i ristoranti. Insomma, tutto sta a ri-organizzarsi!

Miriam Gualandi

Giornalista laureata in lettere. Appassionata di storie di successo.